Resoconti di un sardo a....?
Calma sudata
e appiccicaticcia,
silenzio apparente di ricordi fragorosi.
Nostalgie assortite,
ritmate
dal buon odore
di un frigo d'estate.
Back home.
Cagliari, 16-07-09
Pronti...via.
Non c’è niente di meglio di un viaggio inaspettato, di una nuova scoperta e del preludio ad un viaggio che continua, che può continuare.
E’ così che ho deciso di provare a fare a piedi in compagnia di V. una tappa del pellegrinaggio della Via Francigena, il lungo cammino che nel Medioevo portava i pellegrini da Canterbury fino a Roma e che hanno da poco provato a rilanciare (con minore successo) sulla scia dell’altro più famoso Camìno, quello di Santiago.
Approfittando di un meraviglioso viaggio-regalo, Lucca posso godere di tre giorni a Lucca accompagnato da un sole raggiante - un sole dovuto, dopo il diluvio universale dei giorni precedenti.
Una tappa dicevo, una sola, tanto per provare e verificare la tenuta di un fisico non esattamente atletico e abituato alle grandi camminate.
Con zaino sulle spalle riempito di provviste di bevande, dolci e schifezze varie che basterebbero per un mese, macchina fotografica e mappe si parte.
In una mano le mappe “ufficiali” scaricate dal sito della Viafrancigena.eu, riccamente dotate di altimetrie e direzioni ma illeggibili, dall’altra le indicazioni del “fido” Googlemaps.
Partenza con calma, alle 9, direzione Valpromaro, ridente borgo (?) in Val Freddana, 20km a Nordovest di Lucca, attraverso boschi, uliveti e torrenti.
Ah sì, perchè la Via Francigena abbiamo deciso di percorrerla al contrario, verso Nord, risalendo come salmoni,sennò era troppo facile (forse è anche per questo che le indicazioni ufficiali sono un po’difficili da interpretare), ma in teoria sul cammino dovremmo trovare dei borghi bellissimi che dovrebbe valere la pena visitare mentre nella tappa successiva della Via (da Lucca ad Altopascio) no.
Tutto in teoria, ovviamente.
Si dovrebbe lasciare la città (una scoperta bellissima, fra l’altro), costeggiare per un breve tratto il fiume Serchio, e dopo poco (i corsivi indicano ciò che dovrebbe essere in teoria) incontrare il ponte e girare a dx.nel borgo di Nave, fare un tratto di statale poi iniziare una stradina che sale in montagna e si inerpica fra ulivi e tante altre belle piante di cui ignoro il nome.
Superato l’incrocio più pericoloso del mondo lasciamo la periferia di Lucca e imbocchiamo un sentiero ciclopedonale che dovrebbe costeggiare il fiume per qualche km e portarci al ponte.
Il sentiero lo troviamo, anche se è anche auto- e moto- oltre ad essere anche ciclo- e pedonale, ma vabè, il cielo tiene e il sole anche.
Per sicurezza comunque si chiedono informazioni ai vecchietti che si fanno la passeggiata mattutina:
- Per Nave andiamo bene?
- Sì sì, ma sono quattro hilomethri!
- Sì sì lo sappiamo, grazie!
Ci guarda come dei pazzi e va via.
Proseguiamo, il sentiero è sempre ugualmente dritto, il fiume alla nostra destra a tratti scompare a tratti riappare, finchè all’altezza di una traversa (e non vedendo traccia del ponte), colti dal dubbio che Google maps ci abbia buggerato come al solito chiediamo informazioni ad un ciclista occasionale. Cenno del dito, inchioda, sgomma e ci ascolta, dobbiamo trovare il ponte per raggiungere Nave...
sembra Renato Zero sudato...ci chiede qual’è la nostra meta finale (visto che è impossibile sia Nave giacchè non c’è nulla).
La Val Freddana, Piazzano e Valpromaro, faccio io sicuro.
Sgrana gli occhi..
-Ma l’è lunga!
-Sì sì sappiamo, stiamo facendo solo un tratto della Via Francigena.
-Ma l’è lunga!
-sì sì, ma ci dica, ‘sto ponte dov’è?
-Ma l’è lunga!
Echecazzo, ho capito che è lunga, sono 19,2 km, c’è scritto su Gugolmèps, ce l’ho scritto in faccia che non sono un trekkista? Tragicamente forse sì, cmq me ne frego e lo saluto.
Ci riincamminiamo vagamente scoraggiati...che abbiamo un po’ esagerato come prima tappa andando a imbucarci in un sentiero impossibile?
Mah...
Cmq dopo 500 m il ponte si avvicina ed è già bello scoprire che esiste (prima micro-tappa raggiunta). Scelta sulla direzione da prendere: purtroppo pare si debba fare un tratto lungo la trafficata statale per Sarzana.
E va bè, qualche km scansando le macchine del weekend e si raggiunge San Macario in Piano.
Chiediamo conferma ad una cameriera ucraina di un bar lungo la strada che mi conferma che sì, quella è la strada per Viareggio (e secondo te vestito così me ne sto andando la mare, a Viareggio, e soprattutto a piedi?...tzè!)
A San Macario un primo pannello turistico ci rincuora e ci informa che quella casetta privata era un tempo un ospedale (nel senso di ostello) per pellegrini lungo al via Francigena.
Ora non ne ha minimamente l’aria (ah...ma sarà nulla in confronto ai bellissimi borghi che ci attendono!).
Dopo di che si prende Via delle Gavine per una cosa tipo 16 km.
Via delle Gavine non è purtroppo come mi aspettavo una strada di proprietà di alcune sorelle logudoresi che si chiamano tutte Gavina e che escono in strada brandendo un manico di scopa e urlando insulti in sardo per essersi inoltrate nel loro terreno (la fantasia si sa a volte diventa grottesca...)ma l’è invece una bellissima strada che si inerpica sui colli (?) monti (?) della Val Freddana, fra ulivi, papaveri, alberi vari di un bosco alto ma non minaccioso, verdeargento e verdescuro, rosso, giallo e viola, con simpatiche pendenze del 90%, ma che ripaga di tutta la fatica che si fa per percorrerla.
Dopo 3 ore di cammino si imbocca Via di Matteo (il vincitore di X-factor, presumo) per incontrare infine una cappellina con un altare dentro e un segnale col simbolo del pellegrino che indica la via
(in teoria saremmo dovuti uscire da quel sentiero, ma noi stiamo risalendo la Via Francigena, quindi tutte le segnalazioni sono al contrario per noi, e in quanto tali inutili).
Non incontriamo anima viva da ore, la vista è spettacolare, ed è impossibile da descrivere a parole.
Ed è così che arriviamo a Piazzano, una delle tappe più suggestive: splendido borgo, pieve etc etc.
All’ingresso la pieve: è chiusa, non è medievale come dichiarato (forse è medievale dentro, e forse è anche bella dentro, sicuramente non lo è fuori, ma non lo sapremo mai perchè apre alle cinque per la messa e sono le due, non ho intenzione di passare 3 ore lì).Non c’è traccia della porta murata della via francigena, ma va bè...si attraversa il paese (che parole grosse) in cerca di non ricordo più quali altre meraviglie nascoste ma iniziano i primi intoppi.
Un primo cane rabbioso e abbaioso si sveglia al nostro passaggio, ci abbaia e ci insegue: non vuole che passiamo davanti alla sua proprietà (sarà una cane delle Gavine? O di Matteo? boh!), un secondo e un terzo cane ben più aggressivi ringhiano e abbaiano (per fortuna da dietro i cancelli), alla fine dell’unica via, dopo 40s il paese è finito e non c’è niente di niente.
Si torna giù alla chiesa, almeno si sosta all’ombra davanti alla chiesa e si mangia qualcosa.
Ma il cane di prima non è d’accordo con questo piano e ci costringe a cercare impossibili stradine alternative.
Piazzano si sta meritando la mia personalissima bandiera grigia come “Borgo più fastidioso d’Italia”.
Mentre si pranza scendono giù tre signori con abbigliamento da trekking e bastoncini da camminata: stanno percorrendo la Francigena anche loro, ma nel verso giusto, e, soprattutto da Fidenza fino a Roma. Questo significa che hanno percorso l’Appennino e il passo della Cisa nei giorni in cui è sceso giù il cielo piovendo per 3 giorni di fila. Non li invidio. Comunque hanno un buon passo, e assicurano che il resto non è difficile (anche se il resto della tappa è da farsi prevalentemente lunga la pericolosissima SS1, la via Aurelia, ergo ci consigliano di fermarci a Valpromaro, la nostra meta originaria).
Piccola considerazione: se anche in Italia facessimo le cose come si deve e non a metà, avremmo sviluppato il tracciato della Via aprendo sentieri percorribili da chi va a piedi anzichè rischiare di farci affettare dalle macchine, e avremmo creato un cammino sfruttabile anche turisticamente; invece così com’è è tutto a spizzichi e mozzichi....
Per sicurezza V. chiede se hanno visto un cane (!!!) ci assicurano di no.
Ripartiamo, e invece l’infingardo si è acquattato per farci l’agguato...il bastardo... Nuova strada alternativa e abbandoniamo il Borgo fastidioso.
Ma ben presto ci rendiamo conto che la meta è ben più vicina di quanto ci aspettassimo, un sentierino ci porta a Valpromaro ridente borgo che non so che c’avrà da ridere (carino, per carità e soprattutto sprovvisto di cani).
Sono le h 16.15, in largo anticipo sull’orario del bus che ci riporterà a Lucca.
L’unica cosa che può andare storta è che il sabato postfestivo non passino i bus per qualche arcano motivo, diversamente da come dichiarato. Quello delle 17.30 è l’unico bus del pomeriggio, se non passa si deve tornare giù a piedi o restare lì la notte all’addiaccio.
Per fortuna il pullman passa con precisione britannica e ci rendiamo conto che in 20 minuti il bus percorre quello che a piedi si fa in 5-6 ore.
E’ stato comunque meglio farlo a piedi!


Sehhhh...tanto qua mi sa che siete tutti spaparanzati al sole...maledetti.